Data center in Lombardia: 60 richieste e 11 GW, la sfida è governare la crescita
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Le richieste di connessione hanno acceso il confronto su energia, acqua e consumo di suolo. La Regione sta intervenendo sulle regole: non tutte le proposte corrispondono a impianti che saranno costruiti.

Il cloud sembra non occupare spazio: archiviare fotografie, usare un gestionale online o interrogare un servizio di intelligenza artificiale avviene attraverso uno schermo. Ma i dati sono elaborati e conservati in edifici pieni di server, impianti elettrici, sistemi di raffreddamento e reti. La crescita dei servizi digitali rende questi data center infrastrutture strategiche, ma pone una domanda concreta per la Lombardia: dove costruirli e con quali risorse?

Secondo le informazioni riportate da Reuters e dalla stampa locale, dopo l’entrata in vigore della legge regionale del giugno 2026 sono arrivate oltre 60 richieste che rappresentano circa 11 gigawatt di potenza di connessione. È un portafoglio di proposte, non un elenco di strutture autorizzate o già in costruzione. La distinzione è fondamentale: una richiesta di connessione esprime un fabbisogno prospettato, ma non garantisce che il progetto venga realizzato.

Perché 11 gigawatt sono un numero importante

Un gigawatt equivale a un miliardo di watt di potenza. La cifra di circa 11 GW associata alle richieste lombarde segnala la scala potenziale degli insediamenti e la pressione che potrebbero esercitare sulla rete elettrica se tutti i progetti procedessero. Reuters ha riportato stime secondo cui il fabbisogno energetico teorico potrebbe superare i consumi annuali attuali della regione; si tratta però di uno scenario ipotetico, non di un consumo già presente.

I data center hanno bisogno di alimentazione continua e di sistemi per dissipare il calore prodotto dai server. Le scelte tecnologiche e progettuali incidono sul consumo di elettricità e acqua, mentre la localizzazione determina la disponibilità di connessioni, infrastrutture e aree idonee.

Le regole lombarde e il nodo del suolo

La legge regionale 3 giugno 2026, n. 11 ha introdotto disposizioni per l’insediamento dei centri dati, con strumenti di coordinamento e monitoraggio dei procedimenti autorizzativi. La Regione ha poi adottato atti attuativi sulle priorità insediative ed energetico-ambientali e sulle procedure autorizzative. Le aree dismesse o già urbanizzate sono centrali nella pianificazione, mentre l’uso di terreni agricoli e aree verdi solleva questioni più complesse.

Nel mese di ottobre la Regione ha annunciato l’intenzione di rendere più rigorose alcune condizioni, in particolare per i terreni agricoli: in determinate situazioni saranno necessarie varianti urbanistiche o piani attuativi comunali. L’obiettivo dichiarato è filtrare le richieste e scoraggiare operazioni speculative, privilegiando progetti realmente sostenibili e realizzabili.

Energia, acqua e benefici per il territorio

Un data center può portare investimenti, domanda di servizi tecnici e infrastrutture di rete. Ma i benefici vanno confrontati con gli impatti: disponibilità di energia, uso dell’acqua, traffico di cantiere, consumo di suolo e impatto paesaggistico. Anche il recupero di calore e l’impiego di energia rinnovabile possono incidere sulla sostenibilità complessiva, se progettati e misurati con criteri verificabili.

Non esiste una risposta unica valida per ogni progetto. Un impianto collocato in un’area industriale dismessa, vicino a infrastrutture adeguate, può avere un profilo diverso da una struttura proposta su suolo agricolo e lontana dalle reti. Per questo la valutazione deve considerare il singolo sito e non soltanto la potenza nominale annunciata.

Come leggere le prossime decisioni

Per capire quali progetti andranno avanti occorre seguire gli iter autorizzativi, le valutazioni ambientali, gli accordi territoriali e le effettive richieste di connessione. La Regione ha istituito un procedimento unico per l’autorizzazione dei centri dati e pubblica riferimenti normativi e documentazione tecnica.

La Lombardia non deve scegliere tra digitale e ambiente: deve decidere quali infrastrutture servono, dove hanno senso e a quali condizioni. Il punto non è costruire ogni data center proposto, ma selezionare quelli che possono contribuire all’economia digitale senza trasferire costi eccessivi su energia, acqua e territorio.

Fonti