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I dati ACN presentati da Assolombarda mostrano 300 incidenti con impatto confermato nei territori di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. Ma l’aumento delle segnalazioni va letto anche alla luce della NIS2.
La sicurezza informatica è diventata una questione di continuità aziendale: un account compromesso, un gestionale bloccato o dati resi indisponibili possono fermare ordini, produzione e servizi. I numeri presentati da Assolombarda e dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) danno una misura concreta del problema nei territori di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.

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Nel primo semestre 2026 ACN ha censito in queste province 612 eventi cyber, associati a 703 vittime. Tra gli eventi, 300 sono stati classificati come incidenti con impatto confermato. Nello stesso periodo del 2025 erano stati rilevati 282 eventi e 432 vittime; gli incidenti con impatto confermato erano 55. Il confronto mostra una crescita importante, ma va interpretato con attenzione: l’ACN collega l’aumento della visibilità anche al recepimento della direttiva NIS2, che ha ampliato la platea dei soggetti regolamentati e rafforzato gli obblighi di notifica.
Che cosa dicono davvero i numeri
La differenza tra evento cyber e incidente con impatto confermato è importante. Un evento è un fenomeno rilevato o segnalato; un incidente con impatto confermato indica che è stato verificato un effetto concreto. Non è corretto trasformare automaticamente tutti i 612 eventi in altrettante aziende violate o in 612 attacchi riusciti. Il dato delle 703 vittime può inoltre comprendere più soggetti coinvolti nello stesso evento.
Tra gli impatti più frequenti riportati da ACN figurano la compromissione di account e la perdita di disponibilità dei dati, segnalata in 207 eventi. In oltre 40 casi sono stati rilevati attacchi ransomware. Il ransomware è un tipo di malware che blocca o cifra i sistemi e può essere accompagnato dalla minaccia di pubblicare informazioni sottratte.
Perché la NIS2 cambia il quadro
La direttiva europea NIS2 amplia e rafforza gli obblighi di gestione del rischio e di notifica per numerose organizzazioni considerate essenziali o importanti. Questo può aumentare la quantità di incidenti che arrivano all’attenzione delle autorità. Perciò il salto statistico non va letto soltanto come una crescita lineare degli attacchi: riflette anche una maggiore capacità di osservazione e un perimetro regolatorio più ampio.
Per le imprese interessate, la sicurezza non è delegabile interamente al fornitore IT. La responsabilità di governo del rischio resta in capo all’organizzazione e coinvolge direzione, processi, persone e partner tecnologici. Il Cyber Resilience Act, a sua volta, introduce requisiti di sicurezza per prodotti con elementi digitali: la protezione deve riguardare sia chi utilizza la tecnologia sia i prodotti che entrano nelle filiere.
Le misure pratiche per ridurre l’esposizione
- Attivare l’autenticazione a più fattori, soprattutto per posta elettronica, accessi remoti e account amministrativi.
- Applicare tempestivamente gli aggiornamenti di sicurezza a sistemi operativi, applicazioni e dispositivi di rete.
- Conservare backup isolati e provarne periodicamente il ripristino, non soltanto la creazione.
- Limitare i privilegi degli utenti e rimuovere gli account non più necessari.
- Formare il personale a riconoscere phishing, allegati sospetti e richieste anomale di pagamento.
- Preparare un piano di risposta agli incidenti, con ruoli, contatti, priorità e procedure di comunicazione.
Un rischio che riguarda anche le piccole imprese
Le PMI possono avere meno risorse dedicate alla sicurezza, ma dipendono dagli stessi strumenti digitali di aziende più grandi: cloud, pagamenti, posta elettronica, gestionali e fornitori esterni. Un attacco a un partner può propagarsi lungo la filiera e compromettere servizi condivisi. Per questo la resilienza deve includere anche la valutazione dei fornitori e la chiarezza sui tempi di ripristino.
I dati territoriali non indicano da soli quali settori siano più esposti né permettono di stimare il rischio della singola azienda. Offrono però un segnale inequivocabile: la sicurezza informatica è una condizione per continuare a lavorare. Il passo utile non è acquistare un singolo prodotto, ma conoscere i propri sistemi, ridurre gli accessi non necessari, preparare copie di sicurezza e sapere come reagire quando qualcosa si interrompe.
Fonti
- Assolombarda — Cybersecurity, da inizio anno oltre 600 attacchi cyber ad imprese ed enti del territorio (28 ottobre 2026)
- Borsa Italiana / Radiocor — Cybersecurity: 612 attacchi in sei mesi (28 ottobre 2026)
- Il Giorno — Attacchi cyber, colpite 100 imprese al giorno (28 ottobre 2026)