Cybersecurity, 612 eventi in sei mesi tra Milano e Lombardia: cosa rischiano le imprese
Immagine editoriale illustrativa generata con AI; non documenta uno specifico evento o luogo.
Foto: Generata con ChatGPT/OpenAI · Licenza: Immagine originale generata con ChatGPT/OpenAI. Non è una fotografia documentaria; condizioni d’uso secondo i Termini OpenAI. · Fonte originale

I dati ACN presentati da Assolombarda mostrano 300 incidenti con impatto confermato nei territori di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. Ma l’aumento delle segnalazioni va letto anche alla luce della NIS2.

La sicurezza informatica è diventata una questione di continuità aziendale: un account compromesso, un gestionale bloccato o dati resi indisponibili possono fermare ordini, produzione e servizi. I numeri presentati da Assolombarda e dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) danno una misura concreta del problema nei territori di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.

Analisti al lavoro in un Security Operations Center con grandi schermi di monitoraggio.
Una sala operativa di cybersecurity monitora gli eventi di sicurezza. La fotografia mostra il Security Operations Center di Kyndryl a Roma: è un’immagine di contesto e non documenta gli episodi rilevati in Lombardia.
Immagine originale · Fonte

Nel primo semestre 2026 ACN ha censito in queste province 612 eventi cyber, associati a 703 vittime. Tra gli eventi, 300 sono stati classificati come incidenti con impatto confermato. Nello stesso periodo del 2025 erano stati rilevati 282 eventi e 432 vittime; gli incidenti con impatto confermato erano 55. Il confronto mostra una crescita importante, ma va interpretato con attenzione: l’ACN collega l’aumento della visibilità anche al recepimento della direttiva NIS2, che ha ampliato la platea dei soggetti regolamentati e rafforzato gli obblighi di notifica.

Che cosa dicono davvero i numeri

La differenza tra evento cyber e incidente con impatto confermato è importante. Un evento è un fenomeno rilevato o segnalato; un incidente con impatto confermato indica che è stato verificato un effetto concreto. Non è corretto trasformare automaticamente tutti i 612 eventi in altrettante aziende violate o in 612 attacchi riusciti. Il dato delle 703 vittime può inoltre comprendere più soggetti coinvolti nello stesso evento.

Tra gli impatti più frequenti riportati da ACN figurano la compromissione di account e la perdita di disponibilità dei dati, segnalata in 207 eventi. In oltre 40 casi sono stati rilevati attacchi ransomware. Il ransomware è un tipo di malware che blocca o cifra i sistemi e può essere accompagnato dalla minaccia di pubblicare informazioni sottratte.

Perché la NIS2 cambia il quadro

La direttiva europea NIS2 amplia e rafforza gli obblighi di gestione del rischio e di notifica per numerose organizzazioni considerate essenziali o importanti. Questo può aumentare la quantità di incidenti che arrivano all’attenzione delle autorità. Perciò il salto statistico non va letto soltanto come una crescita lineare degli attacchi: riflette anche una maggiore capacità di osservazione e un perimetro regolatorio più ampio.

Per le imprese interessate, la sicurezza non è delegabile interamente al fornitore IT. La responsabilità di governo del rischio resta in capo all’organizzazione e coinvolge direzione, processi, persone e partner tecnologici. Il Cyber Resilience Act, a sua volta, introduce requisiti di sicurezza per prodotti con elementi digitali: la protezione deve riguardare sia chi utilizza la tecnologia sia i prodotti che entrano nelle filiere.

Le misure pratiche per ridurre l’esposizione

  • Attivare l’autenticazione a più fattori, soprattutto per posta elettronica, accessi remoti e account amministrativi.
  • Applicare tempestivamente gli aggiornamenti di sicurezza a sistemi operativi, applicazioni e dispositivi di rete.
  • Conservare backup isolati e provarne periodicamente il ripristino, non soltanto la creazione.
  • Limitare i privilegi degli utenti e rimuovere gli account non più necessari.
  • Formare il personale a riconoscere phishing, allegati sospetti e richieste anomale di pagamento.
  • Preparare un piano di risposta agli incidenti, con ruoli, contatti, priorità e procedure di comunicazione.

Un rischio che riguarda anche le piccole imprese

Le PMI possono avere meno risorse dedicate alla sicurezza, ma dipendono dagli stessi strumenti digitali di aziende più grandi: cloud, pagamenti, posta elettronica, gestionali e fornitori esterni. Un attacco a un partner può propagarsi lungo la filiera e compromettere servizi condivisi. Per questo la resilienza deve includere anche la valutazione dei fornitori e la chiarezza sui tempi di ripristino.

I dati territoriali non indicano da soli quali settori siano più esposti né permettono di stimare il rischio della singola azienda. Offrono però un segnale inequivocabile: la sicurezza informatica è una condizione per continuare a lavorare. Il passo utile non è acquistare un singolo prodotto, ma conoscere i propri sistemi, ridurre gli accessi non necessari, preparare copie di sicurezza e sapere come reagire quando qualcosa si interrompe.

Fonti